LA FUNZIONE RENALE

La Clearance della creatina misura la quantità di sangue depurato (dalla creatina) a livello glomerulare, per unità di tempo (mL/min).

In base al suo valore vengono classificati gli stadi dell’insufficienza renale cronica. Il valore di riferimento della Clearance nei soggetti sani è compreso tra 70 e 120 mL/min.

Nello stadio I della insufficienza renale la Clearance risulta ancora normale ma è accompagnata da sintomi clinici urinari, quali proteinuria e presenza di sangue nelle urine.

Una volta appurata la malattia renale cronica, possono trascorrere anche parecchi anni per passare dallo stadio I allo stadio uremico, anche grazie all’utilizzo di terapie farmacologiche di mantenimento e di una dieta povera di proteine, ma il decorso è inevitabile e progressivo.



Valori della clearance della creatinina intermedi, tra 90 e 30 mL/min, indicano che è già stato danneggiato oltre il 50% del tessuto renale. Specialmente quando si scende sotto i 60mL, diviene necessaria per il medico curante una valutazione del danno, dell’attività della malattia renale, dell’entità della proteinuria e la correzione di eventuali fattori di rischio che favoriscono la progressione della malattia:

- ipertensione arteriosa, che può essere causata dalla nefropatia, e una volta instaurata, contribuisce ad aggravarla
- eventuale ipercolesterolemia
- eccesso di peso
- abitudine al fumo

In queste fasi è anche necessario prestare una particolare attenzione al sistema cardiocircolatorio la cui compromissione è favorita dalla presenza del danno renale.

Valori di Clearance della creatina al di sotto di 20 – 30 mL/min si accompagnano a sintomi dell’insufficienza renale sempre più evidenti (astenia, edemi, disturbi gastrointestinali, disturbi dell’attenzione, sonnolenza, difficoltà crescente a tener controllata la pressione arteriosa, “mancanza di fiato”, disturbi ormonali etc). In queste condizioni di parla di sindrome uremica o uremia.

L’uremia è uno stato terminale dell’insufficienza renale e coinvolge l’intero organismo. Nella sua forma più grave diventa incompatibile con la sopravvivenza e si deve necessariamente far ricorso alla terapia sostitutiva della funzione renale (dialisi extracorporea o peritoneale) o al trapianto di rene.

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