IL TRAPIANTO RENALE

Il trapianto renale rappresenta oggi la migliore e completa terapia sostitutiva dell’insufficienza renale cronica. A differenza del trattamento dialitico sostitutivo, è in grado di ripristinare globalmente la funzione renale (escretrice ed endocrina), e di correggere gran parte delle alterazioni extrarenali proprie della patologia dell’uremico.

Consiste nell’inserimento di un rene sano, prelevato da un donatore, nel corpo di un paziente (ricevente) affetto da insufficienza renale cronica terminale. Il rene viene inserito in fossa iliaca destra o sinistra (sede inguinale) vicino alla vescica; i vasi del nuovo rene vengono collegati ai vasi iliaci del ricevente, il neouretere alla vescica. I reni naturali in genere vengono lasciati nella loro sede anche se non funzionano più.

Può essere effettuato con organi provenienti da un donatore deceduto del quale sia stata accertata la morte secondo regole e passaggi ben codificati, o da donatore vivente che si sottopone volontariamente ad una nefrectomia.
Attualmente il trapianto può essere effettuato non soltanto dopo l’avvio della dialisi ma anche prima, nelle fasi avanzate dell’insufficienza renale (pre-emptive).

Per quanto riguarda il trapianto renale da donatore deceduto, il primo passo è l’inserimento nella lista di attesa presso uno dei Centri Trapianti italiani. I nefrologi e i chirurghi stabiliscono gli esami necessari da effettuare. L’idoneità al trapianto si acquisisce con valutazione di vari aspetti: clinici e strumentali per escludere la presenza di eventuali problemi che controindichino o rendano rischioso il trapianto, e immunologici quali il gruppo sanguigno, la tipizzazione genetica ed eventuali anticorpi preformati. La tipizzazione dei tessuti è una fase fondamentale, che permetterà di valutare la compatibilità (la somiglianza genetica) tra ricevente e donatore. Dopo l’immissione in lista di attesa ogni momento è buono per essere chiamato. Il periodo di attesa prima di ricevere il trapianto è variabile, in genere intorno ai due/tre anni in media, a seconda delle caratteristiche genetiche del paziente, della disponibilità di organi, dal numero degli iscritti in lista attiva per trapianto e dal numero di trapianti effettuati dal Centro.

Dopo il trapianto non si ha più bisogno della dialisi, la qualità della vita migliora, così come le curve di sopravvivenza del paziente. E’ essenziale sottoporsi a controlli periodici e proseguire regolarmente la terapia immunosoppressiva, in quanto il sistema immunitario del ricevente tende fisiologicamente a reagire contro il rene trapiantato, riconoscendolo come corpo estraneo da aggredire; lo scopo della terapia immunodepressiva, basata su numerosi farmaci antirigetto variabilmente associati fra loro, è proprio quello di ridurre la reattività immunologica del paziente, rendendolo tollerante verso il nuovo rene per il maggior numero di anni possibile.

Dopo le dimissioni io paziente dovrà sottoporsi a controlli ambulatoriali comprensivi di prelievo ematico e visita clinica, che saranno bi/trisettimanali nelle primissime settimane, per poi diradarsi progressivamente fino a divenire semestrali a partite dal 1° anno.

Dopo una fase di convalescenza variabile da caso a caso, si ha un progressivo ritorno alla vita “normale”. Le limitazioni sono minime. Si raccomanda un’alimentazione equilibrata, una libera assunzione di liquidi, il controllo del peso corporeo, lo svolgimento di attività sportiva quotidiana e l’assunzione della terapia immunodepressiva nei dosaggi prescritti e nelle ore stabilite; si raccomanda inoltre di astenersi dal fumo, di evitare contatti con individui con malattie infettive in atto e la frequentazione di luoghi molto affollati e poco areati.

In caso di problematiche cliniche maggiori, a seconda del tipo ed entità di problematica, il paziente sarà ricoverato presso il Centro Trapianti di competenza oppure presso le strutture di degenza e cura del centro di Nefrologia di appartenenza, ove disponibile.

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