LE COMPLICANZE

Necrosi tubulare acuta

La maggioranza degli organi riprende immediatamente la funzione e la diuresi nel post intervento, in alcuni casi invece (circa il 25% dei trapianti da donatore deceduto) il rene va incontro ad una sofferenza legata a diversi fattori quali alterazioni emodinamiche nel donatore o la durata dell’ischemia fredda. Questa sofferenza si manifesta con una mancata ripresa funzionale e diuretica da parte dell’organo trapiantato, con necessità di proseguire il trattamento emodialitico fino a ripresa spontanea (generalmente entro 2-3 settimane). Quando si prolunga oltre un certo periodo può essere necessario confermare la diagnosi con una biopsia renale.
La necrosi tubulare acuta è completamente reversibile, in quanto le cellule tubulari hanno la capacità di rigenerarsi completamente.

Recidiva della malattia di base

Alcune nefropatie possono recidivare sul rene trapiantato. Quelle che più frequentemente si ripresentano sono alcune glomerulonefriti quali la glomerulo nefrite di Berger, la membranosa, la glomerulosclerosi focale segmenterai, la membrano proliferativa, la Shőnlein-Henoch e forme rapidamente progressive. La recidiva rappresenta in genere una complicanza tardiva e spesso ha un’evoluzione molto più lenta verso l’insufficienza renale terminale di quella osservata nel corso della malattia di base, talora con buona risposta a specifiche terapie. La prognosi risulta invece più sfavorevole se la recidiva avviene nell’ambito di malattie sistemiche quali ad esempio il diabete mellito, l’amiloidosi primitiva o la sindrome emolitico uremica su base genetica.
Attualmente la diagnosi istologica della nefropatia di base è purtroppo mancante in quasi la metà dei pazienti in lista di attesa, e questo rende più complesso il percorso diagnostico e la definizione di recidiva.

Infezione da Citomegalovirus (CMV)

Il citomegalovirus appartiene alla famiglia degli Herpes virus, per il quale l’80% degli individui adulti è dotato di anticorpi avendo sviluppato in età infantile un’infezione, generalmente asintomatica. Il virus permane tuttavia latente in cellule del nostro organismo, e può riattivarsi in caso di immunodepressione. Questa re-infezione o infezione “secondaria” in genere viene diagnosticata in fase asintomatica e viene precocemente trattata con specifica terapia antivirale. I riceventi che sono invece CMV negativi e ricevono un rene di un donatore CMV positivo possono sviluppare una infezione “primaria”, maggiormente sintomatica.

Infezione da BK virus (BKV)

Il BK virus appartiene alla famiglia dei papova virus ed è presente in forma latente nella quasi totalità degli individui, senza in genere avere effetti patologici nella popolazione generale. In corso di trapianto renale può invece risvegliarsi, proprio a livello renale. La diagnosi di riattivazione avviene mediante il riscontro del virus nel sangue (viremia) e nelle urine (viruria), e in questo caso può manifestarsi una nefropatia detta nefropatia da BK virus, con aumento della creatinina. La conferma diagnostica si basa sulla biopsia renale, e il trattamento consiste nella riduzione dell’immunodepressione, associata o meno all’aggiunta di farmaci antivirali. Il decorso è variabile e correla con lo stadio istologico di malattia.

Pielonefrite acuta

La pielonefrite acuta è un’infezione del rene dovuta alla risalita di germi delle basse vie urinarie. Nel caso del trapianto renale ciò è favorito dalla frequente presenza di reflusso vescico-ureterale e dallo stato di immunodepressione. La diagnosi è meno agevole rispetto al rene nativo in quanto il rene trapiantato è denervato, e pertanto manca il dolore tipico. Ci si basa pertanto sulla presenza di febbre, sugli esami ematici e urinari, e gli esami strumentali.
La terapia si basa su cicli mirati di terapia antibiotica e in genere la prognosi è favorevole.

Nefrotossicità da farmaci antirigetto

Gli inibitori delle calcineurine (ciclosporina e tacrolimus) costituiscono al momento i farmaci cardine anti- rigetto, ma possono svolgere una rilevante azione nefrotossica, correlata alla sensibilità individuale e alla quantità di farmaco presente in circolo. Possono causare un peggioramento acuto o cronico della funzione renale, tale da richiedere un accertamento bioptico per confermare la diagnosi ed escludere un processo di rigetto in corso. Il trattamento si base sull’adeguamento della posologia del farmaco.

Stenosi dell’arteria renale

L’arteria renale del rene trapiantato può andare incontro ad un restringimento che può ridurre la quantità di sangue che arriva all’organo. Se l’entità della stenosi è significativa può causare un peggioramento della funzione renale e talora una crisi ipertensiva con ritenzione idrica.
La diagnosi si basa sull’ecodoppler o sull’angioTC e il trattamento, in caso di stenosi considerate emodinamicamente significative, consiste nella dilatazione del tratto stenotico con successivo posizionamento di uno stent, introdotto attraverso l’arteria femorale sotto guida radiologica.

Diabete mellito post trapianto renale

La comparsa di diabete post trapianto è favorita dalla predisposizione individuale del paziente e dai farmaci immunodepressori, in particolare lo steroide e il tacrolimus. Il trattamento si basa su un regime dietetico ipocalorico ed eventualmente su farmaci ipoglicemizzanti orali o insulina.

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